Gruppo Archeologico Goriziano

dei Gruppi Archeologici d'Italia

volontari per i beni culturali

rassegna stampa / articolo

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GRADISCA «Il rinvenimento delle fondamenta delle antiche mura gradiscane ha certamente un alto valore storico e, se mi si passa il termine, emozionale. Ma da un punto di vista squisitamente archeologico mi sembra invece abbastanza relativo». A placare le polemiche seguite al ritrovamento, nell’ambito dei lavori di riqualificazione di piazza Unità, delle fondamenta della cinta muraria di origine veneziana è lo studioso gradiscano Vinicio Tomadin. Autore di numerose pubblicazioni sulla storia locale e già ispettore onorario della Soprintendenza ai Beni culturali ed architettonici, Tomadin il suo punto di vista tecnico sulla querelle sulla reale rilevanza delle vestigia, edificate fra il 1479 e il 1499 per fare di Gradisca un avamposto della Serenissima contro le scorribande turche. Da palazzo Torriani si erano difesi: procedure seguite alla lettera e, soprattutto, autorizzate dalla Sorpintendenza. «Posto che le associazioni che si sono attivate per vederci chiaro sul ritrovamento del segmento di mura vanno assolutamente ringraziate per la sensibilità – è il parere dello studioso – personalmente mi sento di affermare che il valore archeologico di quel tratto di cinta muraria è abbastanza relativo. Certo non lo è dal punto di vista emotivo, perchè è riapparso alla nostra vista ciò che rimane delle fortificazioni abbattute integralmente nel 1863, e che conducevano dalla Porta d’Italia (grossomodo all’altezza del bar Cris) ai giardini che oggi conosciamo come Spianata. Ma non credo vi siano gli estremi nè scientifici, nè di buonsenso, per pensare di bloccare i lavori al fine magari di agevolare una loro conservazione». Tomadin è categorico: «Non ho motivo di credere che l’amministrazione sia stata carente dal punto di vista procedurale. Mi consta anzi che la giunta e gli uffici si siano comportati in maniera estremamente corretta: la Soprintendenza era informata da mesi di quel tipo di intervento e non a caso non ha avuto nulla da eccepire. Non sono questi gli scempi al nostro patrimonio, piuttosto penso ancora con rammarico a quando, negli anni ’80, nessuno intervenne seriamente per salvaguardare le fondazioni della Porta d’Italia. Quelle sì che avrebbero avuto una rilevanza tale da essere tutelate». Venerdì erano state tre le realtà che avevano subito risposto alle segnalazioni sul presunto sfregio alle antiche fondamenta delle mura: il Gruppo archeologico goriziano, Ambiente Italia e il Gruppo speleo Seppenhofer. Il presidente di quest’ultima associazione, Maurizio Tavagnutti, precisa: «Una volta ricevuta la segnalazione era nostro preciso dovere, oltre che interesse scientifico, accorrere sul posto per capire cosa stesse avvenendo. Abbiamo documentato la situazione e la nostra azione si ferma qui. Certo, una valorizzazione visiva del tratto di mura, magari con la collocazione di pannelli trasparenti calpestabili come avviene ad esempio a Grado, sarebbe stata una soluzione valida per dare un significato storico a questo ritrovamento. Ma capiamo perfettamente che eventuali osservazioni avrebbero dovuto essere presentate a monte e non ora. Dobbiamo dare fiducia agli studiosi se ci dicono che la rilevanza della cinta muraria è relativa, e anche al Comune che ha svolto correttamente la procedura. Per quanto ci riguarda, Gradisca rimane una cittadina interessantissima dal punto di vista speleologico e proseguiremo nell’ambito dell’iniziativa “Gradisca sotterranea” con i nostri rilievi storici e ambientali nei pozzi e nei cunicoli che collegano i torrioni della cittadina».

Luigi Murciano

da Il Piccolo (Gorizia), 14 febbraio 2010